Francisco Della Boe meglio noto come Franciscus Sylvius, nel tentativo di trovare un rimedio alla malaria che colpiva  l’esercito olandese  scopre la “Jenever”, da cui poi nascera’ il Gin.

Il Gin è un distillato forte tipicamente incolore, prodotto dalla distillazione di un fermentato di frumento e orzo, in cui viene messa a macerare una miscela di erbe, spezie, piante e radici. Questi vengono definiti botanicals e sono gli elementi caratterizzanti delle varie tipologie di Gin. Necessariamente devono essere presenti bacche di ginepro, che ne caratterizzano profumo e gusto. Le vicissitudini, che ora ci permettono di utilizzare il Gin come base per molti cocktail, sono interessanti e per alcuni aspetti incerte.

Dall’Olanda il Jenever si diffuse in Inghilterra, dove in breve tempo raggiunse l’apice della produzione. In particolare la diffusione in Inghilterra è legata a due eventi nello specifico. Durante la Guerra dei Trent’anni, in cui olandesi e inglesi combatterono come alleati contro la Spagna, i soldati olandesi bevevano prima della battaglia il Dutch Corage – coraggio olandese. Ben presto venne utilizzato anche dai soldati inglesi, i quali lo apprezzarono a tal punto da portarlo con sé in patria al termine del conflitto.

Il secondo evento è costituito dall’avvento del nobile Guglielmo d’Orange sul trono d’Inghilterra. Da buon olandese Guglielmo era un grande estimatore della bevanda, così nel 1690, per combattere la diffusione del Cognac prodotto dai nemici francesi, vietò l’importazione di distillati stranieri e indirizzò le eccedenze dei cereali alla produzione di alcol, da destinare alle distillerie di Gin.

La produzione delle bevande divenne così imponente, che fu addirittura utilizzata come parte del salario corrisposto agli operai. In totale assenza di controlli da parte delle autorità, se non per la riscossione delle tasse, la qualità e la purezza del Gin si abbassarono drasticamente, come il prezzo al consumo, diffondendo la piaga dell’alcolismo fin negli strati più bassi della società.

La Londra a cavallo fra il 1700 e il 1800 è stata protagonista di una storia d’amore sconvolgente e devastante con il gin, conosciuto popolarmente come “la rovina della madre”. La situazione era talmente grave da poter tranquillamente affermare Londra stesse letteralmente affogando nel gin. Si calcola che circa 7000 negozi di gin (e probabilmente molti di più, se solo fossimo in grado di contare quelli illegali), appagassero il commercio di questa bevanda nel solo 1730. Parliamo di più di 37854117 litri di gin distillati ogni anno. Volendo fare un paragone, i resoconti sugli episodi di violenza, dipendenza diffusa e più in generale devastazione sociale possono ricordare quelli dell’epidemia di crack negli Stati Uniti degli anni Ottanta. Per i londinesi appartenenti alla classe operaia, il gin era diventato ben più di una sola bevanda. Il gin placava gli spasmi della fame, offriva sollievo dal freddo perenne presente in città, ed era considerato una sorta di fuga dalla dura routine lavorativa nelle fabbriche e nei bassifondi. Si trattava di una “botta di vita” economica e facilmente reperibile a ogni angolo squallido della strada o fra gli antri di una qualsiasi cantina sordida della città. E così, nel giro di poco tempo, il gin ha portato scompiglio per tutto il centro di Londra.

“Un nuovo tipo di ebbrezza, sconosciuto ai nostri predecessori, si sta espandendo a macchia d’olio fra di noi e, qualora non riuscissimo a fermarlo, in procinto di distruggere buona fetta delle persone inferiori. Sto parlando dello stato di ubriachezza provocato da quel veleno chiamo Gin, altresì noto come la principale forma di sostentamento (se così si può dire), di più di centinaia di migliaia di persone abitanti in questa metropoli.”

La conseguenza furono rovinose ripercussioni sull’ordine pubblico e sulla sicurezza dei cittadini. Il governo inglese decise così di limitare il fenomeno con i Gin Acts. Questo decreto limitava le mescite e imponeva una forte tassa sulla bevanda, raddoppiando il costo del distillato. Il provvedimento favorì, tuttavia, soltanto la fabbricazione clandestina e diede un impulso alle importazioni da Francia e Olanda. Con questa tragica parentesi si debellò l’autoproduzione e terminata l’emergenza sociale, si decise di concentrare la produzione in mano a produttori coscienziosi. La qualità del Gin migliorò molto, la materia prima era finalmente di qualità, come la gamma di botanici impiegata.

Durante lo stesso periodo, i coloni spagnoli scoprirono che gli indigeni utilizzavano la corteccia dell’albero Cinchona per curare la febbre. Una pianta miracolosa che i gesuiti diffusero in Europa per curare la peste. Nel 1736 gli inglesi scoprirono le proprietà della corteccia e capirono che era molto efficace anche per la malaria. Il “tonico” al chinino si diffuse in tutto il mondo. Erano gli albori della storia del Gin Tonic.

La nascita del Gin Tonic

Nel 1794, il chimico tedesco Johann Jacob Schweppe creò la soda come medicina. La primitiva acqua tonica venne unita a dolcificante e anidride carbonica. Nel XVIII secolo, quando gli inglesi colonizzarono l’India, portarono con sé gin e tonica. I due ingredienti furono presto arricchiti anche dal lime.

Dalla Spagna, passando per il Regno Unito, fino ad arrivare in Francia. Qui la storia del Gin Tonic raggiunge il suo culmine tra il 1980 e il 1990. La diffusione del cocktail avviene dapprima tra gli studenti, poi si trasferisce anche in tutti i bar e i caffè di Parigi. Un drink cult che ancora oggi è apprezzato come indiscusso protagonista di aperitivi e dopo cene di tutto il mondo. Unica regola: che il drink sia preparato per bene. Il gin freddo, magari artigianale e dal gusto intenso, si esprime al meglio con una semplice aggiunta di limonata o acqua frizzante per gli amanti di extra dry. Il sapore amaro dell’acqua tonica si sposa perfettamente con le note verdi dell’alcol e il suo gusto secco e fruttato.

Categories: GinRecensioni

Giuseppe Is Panico

Giuseppe, titolare de Il Caffè Italiano Ginosa. Appassionato di vini e Sommelier. Intenditore di distillati di qualità.

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